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La rana alpina o montana (nome scientifico Rana temporaria), è un anfibio anuro molto comune in Europa, appartenente al gruppo delle “rane rosse”, per via del colore che varia dal marrone al rossiccio. 

Il suo areale distributivo è l’Europa centro-settentrionale, dai Balcani fino agli Urali.  In Italia, come in tutta la porzione meridionale del suo areale, è presente sui rilievi montani dai 600 sino a quasi i 2800 mslm, lungo l’arco alpino e negli Appennini settentrionali, con limite inferiore il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tranne che per una piccola popolazione relitta e isolata nei Monti della Laga in Lazio.

Per questo motivo le aree umide presenti all’interno del Parco sono di grande importanza, in quanto siti riproduttivi al confine del limite distributivo della specie.

Caratteristica peculiare di questo anfibio è la riproduzione “esplosiva”: durante la stagione riproduttiva, che si svolge già fra la fine di febbraio fino a metà marzo, partecipa a migrazioni di massa verso i luoghi di riproduzione, percorrendo anche grandi distanze. Gli adulti si ritrovano in grande numero presso ambienti lacustri, dove avviene una specie di “orgia”, in cui gli accoppiamenti avvengono molto ravvicinati, con conseguente promiscuità e maggiore variabilità genetica della prole. Per questa caratteristica riproduttiva è importante garantire alla rana temporaria spazi sufficientemente grandi per accogliere numerosi individui nello stesso momento.

Grazie agli interventi realizzati dal Parco già a partire dal 2010 in poi per il mantenimento di questi preziosi habitat, le popolazioni di questa specie sono divenute sempre più comuni e il sito più grande del Parco accoglie ben 800 coppie riproduttive!

Le minacce per questa specie consistono nell’aumento delle temperature dato dal cambiamento climatico, che porta a un minor numero di precipitazioni e maggiore evaporazione delle zone umide. Oltre a questo, anche l’inquinamento da riversamento di fertilizzanti agricoli nei corsi d’acqua, l’introduzione di specie aliene e la diffusione di patogeni crea notevoli danni alla fauna acquatica.

Foto di G. Molinari