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foto di Ivo Pecile

Un approfondimento di dendrologia per dare risposte ad una delle domande più frequenti in foresta

Di Gianluca Piovesan e Nevio Agostini

In realtà dare una età ad un albero è possibile solo se sappiamo l’anno in cui è stato piantato, altrimenti occorre fare uso di metodi di indagine quali la dendrocronologia o con il metodo del radiocarbanio. Nonostante ciò è possibile fare delle considerazioni interessanti sull’età e la crescita degli alberi. Per capirne di più abbiamo chiesto al Prof. Gianluca Piovesan dell’Università della Tuscia un suo approfondimento su come rispondere alla domanda in questione.

E’ una domanda che tutti si pongono davanti ad un albero monumentale. Tuttavia, dare una risposta scientifica è tutt’altro che semplice, poiché la datazione di un albero è un compito da dendrologi, ossia di ricercatori esperti nella biologia ed ecologia degli alberi forestali. Quando risulta possibile prelevare una carotina, che comprenda la parte centrale del fusto, la risposta è tutto sommato abbastanza semplice nelle foreste temperate e boreali poiché misurando gli anelli di crescita si può arrivare ad attribuire una età scientifica a quell’altezza dell’albero. Va tenuto presente che l’età di un albero andrebbe misurata al colletto, o a volte anche più in basso. ma per problemi tecnici spesso si preleva il campione al di fuori del piano di campagna per cui andrebbe poi nell’attribuire l’età considerato anche il tempo necessario per raggiungere quella altezza. Quando il fusto è cariato, ma è possibile raccogliere una piccola porzione di legno pur sempre verso il midollo (centro) dell’albero, si può invece ricorrere al metodo del radiocarbonio, che fornisce una stima con qualche decennio di approssimazione dell’età. Lo stesso metodo può essere utilizzato per datare alberi in ambienti forestali di clima caldo, come nel Mediterraneo o meglio i tropici, perché alberi come l’olivo e il cipresso durante un anno possono avere riprese di crescita che determinano falsi anelli e quindi una sovrastima dell’età basata sul loro conteggio. Gli studi sulla longevità degli alberi stanno svelando i segreti degli organismi più longevi del pianeta per cui oggi sappiamo che spetta ad alcune conifere il record di longevità, con diversi pini, cipressi, ginepri, sequoie sparsi in molte parti globo che superano i 2000 anni, orizzonte che sembra fuori portata per le latifoglie (vedi OLDLIST http://www.rmtrr.org/oldlist.htm). Altro fattore rilevante per raggiungere un’età ragguardevole è l’ambiente. Spesso gli alberi più vecchi nell’ambito di una specie vegetano in condizioni stazionali più difficili. È questo il paradosso della longevità: per arrivare lontano bisogna andare piano come dice un vecchio detto. Per questo motivo gli alberi monumentali, crescendo velocemente e pur se di età ragguardevole, spesso non sono i più vecchi. A questo proposito è interessante ricordare il caso della Riserva di Sasso Fratino dove vivono faggi di oltre 500 anni i quali, però, non si caratterizzano per diametri imponenti, ossia superiori al metro. In questo ambiente severo di alta montagna un faggio può impiegare oltre un secolo per divenire un alberello di poco più di 1 metro di altezza. Proprio questa crescita lenta è alla base delle età notevoli oggi raggiunte da numerosi faggi del Patrimonio Unesco arrivati ai nostri tempi grazie all’intuizione del Dott. Fabio Clauser di lasciare intoccato questo lembo remoto appenninico di natura selvaggia. Studiare la longevità degli alberi ci ricorda che la Natura ha bisogno di tempi lunghi, assolutamente non compatibili con l’uso delle risorse da parte dell’uomo. Proprio per permettere agli alberi di compiere tutto il loro ciclo di vita dalla nascita all’albero habitat e, quindi, alla morte, sono state create le riserve integrali. Gli alberi vecchi e le foreste vetuste sono un patrimonio dell’umanità e la loro diffusione nel territorio grazie alle politiche del rewilding sarà un segno inequivocabile che la strada del cammino verso lo sviluppo sostenibile è stata intrapresa. Chi volesse approfondire questi argomenti può farlo seguendo il seminario del CEDAD - CEntro di Fisica applicata, DAtazione e Diagnostica dell’Universitòà del Salento, laboratorio specializzato nella datazione al radiocarbonio, disponibile al seguente link:

Sulla longevità degli alberi: aspetti teorici e applicativi https://www.youtube.com/watch?v=qGSKEmZVVSY