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L’allevamento di Osmoderma eremita

E’ finalmente avviato l’allevamento dello Scarabeo eremita odoroso, l’Osmoderma eremita, realizzato nell’ambito del progetto Life “Eremita” al fine di rinforzare le popolazioni del Parco e reintrodurre la specie dai luoghi in cui oggi risulta scomparso.

Il progetto, in cui è coinvolta la Regione Emilia-Romagna come beneficiario coordinato e le macroaree regionali e i due parchi nazionali delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e dell’Appennino Tosco-Emiliano come beneficiari associato, ha visto nel corso del 2018 l’avvio degli allevamenti ex situ della specie.

I due Parchi Nazionali in particolare hanno avuto il compito di identificare un luogo presso cui realizzare tre centri di allevamento dello scarabeo eremita odoroso, Osmoderma eremita, specie target del progetto.

La scelta delle Foreste Casentinesi è ricaduta su un locale anticamente adibito a ghiacciaia per la conservazione di alimenti situato nella corte di Palazzo Nefetti. Attuale sede della Comunità del Parco a Santa Sofia, il Palazzo nasce grazie al cospicuo lascito testamentario della signora Porzia Fucci vedova Nefetti che, nel 1875, istituiva erede del proprio patrimonio un ospedale da erigersi “a servizio e sollievo degli infermi poveri del Comune di Santa Sofia”. Il progetto dell’ospedale venne approvato nel 1883 a cura dell’ingegnere santasofiese Icilio Campacci e terminato qualche anno dopo.

Non è stato possibile tuttavia datare con esattezza la costruzione della ghiacciaia, in quanto edificio minore, e nulla è stato trovato negli archivi comunali. La sua edificazione risulta tuttavia attestata con certezza dal 1834 grazie alle mappe del Catasto Toscano della Comunità di Santa Sofia, e dunque precedente alla costruzione di Palazzo Nefetti. Nei documenti rinvenuti si ha riscontro dell’utilizzo della “grotta” per la produzione di ghiaccio da parte di una famiglia di Santa Sofia proprietaria della ghiacciaia, che nel 1855 ne fece dono alla comunità di Santa Sofia, a favore dei cittadini colpiti dall’epidemia di colera che in quell’anno si era diffusa in tutta la Romagna.

I lavori che hanno interessato questo locali, finanziati nell’ambito del progetto Life, hanno riguardato il restauro conservativo del locale, consentendone il recupero e rendendolo allo stesso tempo funzionale ai fini del progetto, dotandolo di impianto elettrico, acqua corrente e delle attrezzature necessarie per la gestione dell’allevamento.

L’allevamento di scarabeo eremita odoroso Osmoderma eremita, che sarà ospitato all’interno della ex ghiacciaia, sarà gestito direttamente dal personale tecnico dell’Ente Parco con il prezioso supporto degli entomologi coinvolti nel progetto e dei volontari attivi nel progetto Life. L’allevamento richiederà il reperimento in natura di alcuni esemplari adulti o di larve, come fondatori, prelevati sul territorio della Regione Emilia-Romagna nelle aree di progetto. In particolare, per il centro di Santa Sofia saranno utilizzati adulti provenienti dall’area del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, all’interno del quale l’Ente Parco curerà le reintroduzioni, ma saranno anche conservati individui provenienti da altre aree di progetto, mantendendo con cura la separazione tra le diverse località di prelievo.

Le modalità di allevamento, come per gli altri centri, seguiranno le tecniche già sperimentate da altri ricercatori e disponibili da bibliografia e si basano su una batteria di contenitori simulanti delle cavità di alberi contenenti terriccio e lettiera di faggio. L’allevamento dovrà essere controllato circa tutti i giorni durante il periodo di attività degli adulti, ma più raramente nel periodo invernale, quando gli individui sono quiescenti. Le attività di controllo dovranno riguardare principalmente il grado di umidità del terriccio, che sarà da rinnovare periodicamente, e la buona salute delle larve.

L’obbiettivo è quello di ottenere una serie di esemplari adulti o di larve di Osmoderma eremita da utilizzare per le operazioni di introduzione, reintroduzione o di rinforzo delle popolazione del Parco Nazionale o, a seconda della provenienza delle larve, degli altri partner del progetto.

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Foto di Francesco Lemma