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E’ la famiglia dei veri cantori, basti pensare all’Usignolo e al Tordo bottaccio (tanto bravo da meritarsi l’appellativo philomelos nel nome latino), i più virtuosi, cantati già dai Greci e dai Romani che ne apprezzavano la voce melodiosa ed ancor più l’uso prezioso in cucina, riconosciuto da Orazio con “Nil melius Turdo”. Sono uccelli silvani; il primo frequenta i boschi igrofili, gli arbusteti, il secondo le fustaie; ambienti questi allietati dei loro canti; il repertorio dell’’Usignolo, che canta anche in ore notturne, è vasto, con strofe ritmate, gorgheggiate, flautate, con forti variazioni; più semplice e ripetitivo il canto molto sonoro del Tordo.

Affini al Tordo sono il Merlo e la Tordela, entrambi con canto più modesto e stereotipato; il primo, ben noto, ci tiene compagnia anche nei giardini di casa, la seconda è più campagnola e forestale.

Sempre d’ambiente di bosco troviamo il Pettirosso, ostinato difensore del proprio territorio dai suoi simili, dalla voce che ricorda più che altro un sommesso chiacchiericcio.

D’ambiente aperto, prati e pascoli, troviamo il Saltimpalo dal nome che ne indica l’abitudine di mettersi in mostra, non tanto sui pali quanto sulla sommità dei cespugli o sui cavi, da qualche anno sempre più raro da vedersi.

Un gruppo di specie è legato prevalentemente ad ambienti rupestri: il Codirosso spazzacamino che può sostituire alle rocce le costruzioni umane, fin nell’ambiente cittadino; il Culbianco, specie ora in grave pericolo di estinzione locale; il Passero solitario che Leopardi ci ricorda come inquilino delle torri antiche, presente nel Parco solo nella rupe della Verna.

In grande espansione negli ultimi decenni c’è il Codirosso comune, ormai ubiquitario perché oltre all’ambiente rurale d’elezione frequenta attivamente le città ed anche tratti di foresta.

Ma il più bello e più variopinto dei turdidi, il Codirossone, ha ormai abbandonato da un paio di decenni il territorio del Parco, così come lo ha abbandonato il Merlo dal collare, raro nidificante nelle abetine di Campigna negli ultimi due decenni del secolo scorso.   

> consulta le mappe di distribuzione su biodiversita.parcoforestecasentinesi.it

Foto: Codirosso di Moreno Nalin