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Sono gli uccelli degli ambienti aperti, prati, pascoli, radure; svolgono le loro attività soprattutto a terra, nidificando in genere in piccole fossette del terreno.

Arcinota è l’Allodola (Lodola o Panterana per qualcuno), la regina delle aree aperte, che canta altissima in cielo; il suo canto insistito, vario e trillato, ha meritato citazioni illustri: Dante nel Paradiso “Quale allodoletta che in aere si spazia prima cantando, e poi tace contenta….” e Carducci “…si leva trillando fin che incontra e perde, ebbra di gioia, nel sole”.  Purtroppo il canto è sempre più raro da sentire a causa di un grave declino generale della specie che interessa anche il Parco dove sono pochi ormai i siti frequentati regolarmente e tra questi la Burraia e S.Paolo in Alpe.

Ben diversa la situazione del suo sostituto ecologico, la Tottavilla, che può dirsi l’Allodola della montagna, diffusa in tutti i prati, i pascoli; il suo canto è più modesto e ripetitivo con alcune note flautate “ti tli ti tli” che ne hanno determinato il nome onomatopeico.

Nelle radure dei boschi può trovarsi il Prispolone, più arboricolo, dal caratteristico volo territoriale canoro emesso da un posatoio sugli alberi o mentre scende a terra.

Raro il Calandro che frequenta ambienti aperti più aridi, dal canto molto semplice, di poche note “cir li cir li” emesse durante il volo canoro caratteristico concluso con una discesa a paracadute fino a terra.

Diversa l’ecologia delle due ballerine, bianca e gialla, anch’esse legate agli ambienti aperti, ma con presenza spesso determinante dell’acqua. Sono dotate di una coda lunga, mossa continuamente dall’alto in basso, movimento che ne ha determinato il nome italiano, meglio caratterizzato dal romagnolo “scudazena” che scodazza cioè; singolare il nome francese di “lavandiere” (lavandaia) per quel movimento come se battesse il bucato sulle pietre. Anche il nome latino di Motacilla deriva da questo comportamento: “moto” e “cilla” (coda). La gialla è più strettamente legata ai corsi d’acqua dove trascorre gran parte della sua vita; più legata ad ambienti antropici rurali, più facilmente presso allevamenti di bestiame, la bianca; entrambe nidificano in anfratti naturali o artificiali come muretti, ponti; entrambe emettono note di contatto “tsit” ripetute alcune volte, mentre è raro sentirne il canto, una semplice ripetizione di note metalliche.

Infine il Merlo acquaiolo, ampiamente diffuso nei tratti montani dei torrenti, è il palombaro alato, un sub che cammina e nuota sott’acqua alla ricerca degli invertebrati dei quali si ciba. Costruisce il suo nido sempre presso le acque correnti, nelle rocce, nei muretti, nei ponti, anche dietro cascatelle. 

Pier Paolo Ceccarelli

Curatore dell’Atlante degli Uccelli del Parco delle Foreste Casentinesi

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Foto: Tottavilla di Moreno Nalin