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6880 chilometri di grande bellezza

Il Sentiero Italia è uno dei sentieri più lunghi del mondo con i suoi 6880 chilometri, ma è soprattutto uno dei più belli del mondo visto che attraversa per intero le montagne del nostro “Belpaese”; è diviso in circa 400 tappe di cui 5 nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il percorso segue il tracciato della GEA (Grande Escursione Appenninica) da Chiusi della Verna al Passo della Colla di Casaglia. Sicuramente una delle tappe più belle, non solo nel nostro Appennino, ma di tutto il Sentiero Italia, è Badia Prataglia-Passo della Calla.

Il 2019 è l’anno del grande rilancio con oltre 500 volontari che si stanno adoperando per metterlo a regime, numerose iniziative della varie sezioni del Club Alpino Italiano stanno partendo per organizzare escursioni guidate. National Geographic e il CAI hanno appena messo nelle edicole una collana di 9 volumi dedicati al Sentiero Italia dal titolo “Montagne Incantate” http://www.nationalgeographic.it/speciali/2019/04/29/news/le_montagne_incantate-4383775/ . Il 6 volume “Dall’Appennino Tosco-Emiliano ai Monti Sibillini”  nelle edicole dal 1 ottobre comprende anche le 5 tappe che attraversano il  territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Per ogni informazione si consiglia di visitare il sito http://sentieroitalia.cai.it/.

Da Badia Prataglia (AR) al Passo della Calla (AR-FC) nel cuore del Parco Nazionale

I motivi di interesse sono molteplici, il punto di partenza è un paese nel cuore del Parco,  Badia Prataglia, con i suoi caratteristici castelletti, le foreste vetuste e gli alberi monumentali all’interno delle Riserve biogenetiche casentinesi, la Riserva Integrale di Sasso Fratino, oggi patrimonio dell’Umanità, che si lambisce per un lungo tratto, il panorama straordinario dalla cima di Poggio Scali (m 1520) e infine il millenario Eremo di Camaldoli che si raggiunge con una deviazione dal sentiero di crinale.

La tappa è lunga 17 chilometri con oltre 800 metri di dislivello, su facili e ampi sentieri di crinale, tempo di percorrenza circa 6 ore.

Si parte dall’abitato di Badia Prataglia (835 slm), il paese ospita il centro visita del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tappa obbligatoria per comprendere il territorio della grande area protetta e acquisire informazioni, cartografia e letteratura di approfondimento storico e naturalistico. Da Badia Prataglia si sale verso la località Capanno (1000 slm, 40 min.) prima su strada poi su assolati sentieri con radi boschi di querce e latifoglie tipiche della montagna mediterranea. Sarà così per poco, perché dal Capanno in poi si entrerà in una lussureggiante foresta di faggio che non ci lascerà fino al Passo della Calla. Una “sublime monotonia” fatta di milioni di alberi, spesso secolari, in un’atmosfera di profonda sacralità.

Dal Capanno si risale fino al Passo dei Fangacci (1228 slm, 40 min.), inizialmente si percorre parte del sentiero natura dedicato alla faggeta ed infatti il tratto presenta bellissimi esemplari di faggio nel tipico paesaggio della foreste casentinesi; il sentiero affianca il torrente “Fiume d’isola” (che a Badia Prataglia si getta nell’Archiano) che scende tra le bancate di roccia arenaria con salti e cascate, di cui le più conosciute sono le “Tre cascate”che possiamo vedere e soprattutto sentirne il fragore proseguendo per un centinaio di metri (sul sentiero natura) prima del bivio a sinistra per il passo Fangacci. Dopo poco si entra in un sentiero attrezzato anche per disabili (Sentiero Sonia), con pannelli di interpretazione naturalistica sul tema del bosco.

La Faggeta qui è straordinaria, alberi secolari con cortecce ricoperte di muschi e licheni, un torrente incontaminato che risuona con i numerosi salti tra le rocce, il profumo del sottobosco e il clima sempre fresco rende piacevole anche la salita al Passo. Abbandonato l’invitante sentiero natura, appena prima del ponte sul torrente d’Isola, si risale fino alla strada provinciale che collega Badia con l’Eremo di Camaldoli. Dopo circa un’ora e venti da Badia si raggiunge il Passo dei Fangacci, toponimo che deriva da un affioramento molto evidente sul sentiero, di roccia argillosa rossastra. L’affioramento è di poche decine di metri, ma di grande importanza visto che è il limite tra le rocce arenacee del domino toscano e quelle marnoso-arenacee della Romagna, e il paesaggio e la foresta, di queste formazioni geologiche, ne risentono nelle forme in modo evidente.

Il Passo dei Fangacci è un crocevia importante, da qui un sentiero scende nella Foresta della Lama, uno invece sale al Monte Penna, eccezionale balcone verso tutte le foreste casentinesi e su grande parte della Romagna (mare compreso). Il Passo è crocevia anche di importanti cammini ed alte vie: il Sentiero delle Foreste Sacre, l’Alta Via dei Parchi, Il Cammino di San Vicinio, ecc. Dal Passo dei Fangacci (1228 slm) si prosegue per Prato alla Penna (1248 slm, 40 min.), la quota è circa la stessa, ma il sentiero prima sale al crinale dei Tre Confini (1334 slm) per poi scendere alla radura di Prato alla Penna dove si incrocia per l’ultima volta la strada provinciale.

Da Prato alla Penna (1228 slm) a Poggio Scali (1520 slm, 2h e 30m) il dislivello è significativo, ma diluito in oltre 6 chilometri immersi in un numero sterminato di faggi, spesso modellati dalle condizioni estreme del crinale appenninico e accompagnati da meno frequenti abeti bianchi e aceri montani; la foresta è impreziosita da poche grandi radure come Prato Bertone e Prato al Soglio, se siete bravi osservatori è possibile vedere delle grandi buche, ormai fortemente mimetizzate, che sono quanto rimane della potente linea gotica, costruita dai tedeschi a difesa dell’avanzamento dei soldati alleati. I fiori non mancano nel sottobosco della faggeta, sono però quasi tutti molto precoci poiché sfruttano la luce che poi verrà a mancare una volta che i faggi distenderanno le foglie. Tra le principali specie ricordiamo i bucaneve che fioriscono, appunto, appena sciolta la neve, poi i crochi, le scille e gli ellebori in aprile, le colombine in maggio e l’aglio orsino e le diverse specie di orchidee in giugno, e in luglio i meravigliosi gigli martagoni.

Dopo meno di un chilometro su un bel sentiero in falso piano si giunge al Gioghetto (1239 slm, 20 min.) dove troviamo a sud la deviazione per l’Eremo di Camaldoli e a nord il sentiero che scende alla Lama. Volendo possiamo scendere all’Eremo (1100 slm) per il sentiero n. 70 per poi risalire sul sentiero principale con il n.68. La deviazione soste escluse ci porterà via almeno un’ora. A Giogo Seccheta (1383 slm, 50 min.) troviamo l’incrocio con il sentiero che ripercorre la “Via dei Legni”, che era la strada seguita da chi oltre due secoli fa portava, attraverso la foresta, i grandi tronchi di abete bianco dal versante romagnolo fino al paese di Pratovecchio. Qui sull’Arno venivano allestite grandi zattere guidate poi da coraggiosi “foderatori” che pilotavano i tronchi fino a Firenze e Pisa. Passata la fonte del Porcareccio si raggiunge l’omonimo passo (1453 slm, 50 min.) e qui il sentiero diventa obbligato avendo a sud e a nord due riserve integrali: in Toscana la Riserva Integrale della Pietra e in Romagna la Riserva Integrale di Sasso Fratino e sarà così fino alla cima di Poggio Scali.

Finalmente dopo circa 4 ore e 30 minuti da Badia Prataglia si raggiunge la nostra massima cima: Poggio Scali 1520 slm, 30 min.). Il panorama è superbo su tutto il Parco dal versante adriatico con Sasso Fatino e la Foresta di Campigna fino alle montagne del Lavane e dell’Alpe di San Benedetto sopra all’Acquacheta, il versante casentinese racchiuso a sud ovest dalla catena del Pratomagno con la parte più meridionale caratterizzata dalla riconoscibile sagoma del monte Penna della Verna. Nelle giornate più terse si possono osservare le montagne dell’Appennino centrale con i massicci dei Sibillini e del Gran Sasso. Appena oltre la cima un altro spettacolare punto panoramico si apre come una finestra vertiginosa verso le colline e il litorale della Romagna e il più vicino Lago di Ridracoli.

Da Poggio Scali si raggiunge il Passo della Calla (1296 slm, 1h 30 min.) in poco più di quattro chilometri, il tratto è relativamente breve, ma ricco di situazioni naturalistiche di grande valore, per un lungo tratto si lambisce la Riserva Integrale di Sasso Fratino con la sua foresta vetusta fatta di faggi e aceri plurisecolari dalle dimensioni e forme fuori da ogni schema e di grande suggestione emotiva. Come è suggestivo il passaggio tra blocchi di roccia e doline di crollo di Pian Tombesi (1400 msl, 40 min.) e finalmente dopo una cavalcata nello spazio e nel tempo attraverso il cuore delle Foreste Casentinesi si giunge, dopo un viaggio indimenticabile, al Passo della Calla (1295 slm, 50 min.).